Venezuela, cade il cerchio magico di Maduro: chi è Cilia Flores, la zarina del potere chavista
Cilia Flores è molto più che la moglie di Nicolás Maduro: è la mente giuridica e politica che ha accompagnato il chavismo per oltre trent’anni, fino alla recente cattura da parte degli Stati Uniti. Da avvocata di Hugo Chávez a “primera combatiente” del regime bolivariano, oggi si ritrova al centro di un maxi processo internazionale per narcotraffico e corruzione.
Dalle origini umili alla rivoluzione bolivariana
Nata in una famiglia umile a Tinaquillo, nello Stato di Cojedes, il 15 ottobre 1956, Flores è cresciuta in un contesto di disuguaglianza sociale nel Venezuela pre-Chávez. Ha studiato giurisprudenza e, all’inizio degli anni ’80, ha preso parte ai movimenti di opposizione che sono poi sfociati nel Caracazo del 1989, una violenta rivolta popolare contro il governo di Carlos Andrés Pérez.
Tuttavia, la vera svolta è arrivata nel 1992, quando un tenente colonnello poco conosciuto, Hugo Chávez, ha guidato un colpo di Stato fallito contro il governo. Flores decise di fornirgli assistenza legale, diventando il capo del team di avvocati che si occupava del caso e gestendo la corrispondenza del futuro leader bolivariano dalla prigione. In quegli stessi anni, strinse il legame di fiducia che l’avrebbe portata al centro del potere di Chávez.
L’avvocata di Chávez che entra nel potere
Negli anni successivi, Flores non fu solo l’avvocato di Chávez, ma anche un’organizzatrice del nuovo movimento bolivariano. Partecipò ai Círculos Bolivarianos e al MBR-200, contribuendo a trasformare la rete di attivisti in una vera e propria organizzazione politica. Dopo la vittoria elettorale di Chávez nel 1998, il suo ruolo si spostò dalla sfera tecnico-legale all’arena politica aperta.
Nel 2000 è stata eletta vicepresidente dell’Assemblea nazionale per lo stato di Cojedes e da lì la sua ascesa è stata costante. Nel 2006 è entrata nella storia diventando la prima donna presidente dell’Assemblea nazionale. Ha ricoperto questo ruolo fino al 2011, durante il quale si è affermata come figura chiave del chavismo parlamentare. Il suo stile di gestione è spesso descritto come rigoroso e del tutto coerente con il potere esecutivo.

Procuratrice generale e architetta del potere chavista
Nel 2012 Chávez la nomina procuratrice generale della Repubblica, il vertice del Ministerio Público venezuelano. In questa funzione, Flores svolge un ruolo chiave nella difesa legale dello Stato bolivariano, in particolare contro oppositori, media critici e organizzazioni internazionali che accusano il governo di violazioni dei diritti umani. La sua figura incarna l’intreccio tra giustizia, politica e lealtà al progetto chavista.
Secondo diversi analisti, proprio questo passaggio alla guida dell’apparato giudiziario rafforza la percezione di Flores come “architetta” dell’impunità del regime, capace di blindare magistratura e inchieste a favore del potere. È in questi anni che si consolida la sua immagine di eminenza grigia del chavismo.
L’incontro con Maduro e il ruolo di “primera combatiente”
Cilia Flores conosce Nicolás Maduro nel cerchio ristretto di Chávez: lui ex autista di autobus e leader sindacale, lei avvocata e figura politica in rapida ascesa. Entrambi divorziati, iniziano una relazione che rimane però ai margini del racconto pubblico fino alla morte di Chávez, nel 2013.
Quando Maduro viene designato erede politico e poi eletto presidente, Flores diventa ufficialmente la sua compagna e, poco dopo, sua moglie. Invece del tradizionale titolo di “primera dama”, il governo conia per lei quello di “primera combatiente”, a sottolineare il suo ruolo militante nel progetto rivoluzionario. Maduro l’ha spesso descritta come una donna di “carattere focoso”, sottolineando il suo peso nelle scelte politiche più delicate.
Una famiglia nel cuore del potere (e degli scandali)
Attorno a Cilia Flores si è costruita nel tempo una vera e propria “famiglia del potere”. Diversi parenti e persone a lei vicine hanno occupato incarichi chiave nelle istituzioni, nelle imprese pubbliche e nei servizi di sicurezza. La stampa venezuelana e internazionale ha parlato a più riprese di un vero “clan Flores”, accusato di beneficiare di nomine e favori all’interno del sistema chavista.
Il caso più eclatante esplode nel 2015, quando due suoi nipoti vengono arrestati ad Haiti e poi condannati negli Stati Uniti per narcotraffico internazionale di cocaina. L’episodio alimenta le accuse di coinvolgimento della cerchia familiare di Maduro e Flores in reti criminali legate al cosiddetto “Cartel de los Soles”, che secondo diversi dossier collegherebbe settori delle forze armate venezuelane al traffico di droga.
L’operazione Usa e la cattura a Caracas
Il 3 gennaio 2026 la storia di Cilia Flores conosce un nuovo, clamoroso capitolo. In un’operazione congiunta coordinata da forze statunitensi e alleati regionali, Maduro e Flores vengono catturati a Caracas e poi trasferiti negli Stati Uniti. Le prime ricostruzioni parlano di un blitz ad alta intensità, con obiettivi multipli nei punti nevralgici del potere chavista.
Flores viene formalmente posta in stato di arresto federale e condotta a New York, dove deve rispondere a una lunga serie di capi d’accusa. Le immagini della “primera combatiente” in custodia statunitense segnano un momento simbolico per l’intera storia del chavismo, abituato a presentarsi come baluardo anti-imperialista.